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Taormina
vista dai grandi visitatori del passato |
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tratto da: Album
Taormina di Gaetano Saglimbeni
(Flaccovio Editore - Palermo, 2001)
per gentile concessione dell'autore |
“Chi si collochi nel punto più alto dello
splendido teatro greco di Taormina, non può fare a meno di
confessare che forse mai il pubblico di un teatro ha avuto
innanzi a sé uno spettacolo simile. Lo sguardo abbraccia tutta
la lunga schiena montuosa dell’Etna, la spiaggia fino a Catania.
L’enorme vulcano fumante chiude il quadro sterminato, ma senza
crudezza, perché i vapori dell’atmosfera lo fanno apparire più
lontano e più grazioso che non sia nella realtà… Scendendo poi
dal teatro verso la città, io e il mio amico pittore Kniep
provammo ad aprirci un sentiero tra gli orti, e dovemmo subito
sperimentare quale baluardo impenetrabile sia una siepe di fichi
d’India piantati l’uno accanto all’altro. Quando finalmente
riuscimmo a districarci dal labirinto, prendemmo in paese un
boccone, ma non potemmo staccarci da questo luogo prima del
tramonto. Osservare come questo sito, in tutti i particolari
interessante, sprofondava a poco a poco nelle tenebre, è stato
spettacolo di una bellezza indescrivibile…
“La mattina successiva Kniep ha deciso di tornare lassù, al
teatro, per disegnare dettagliatamente ciò che avevamo osservato
per tutta la giornata precedente. In sulle prime volevo fare la
salita con lui, per rivedere tutto quell’incanto; ma poi m’è
venuto il desiderio di restare quaggiù da solo, e sono andato
alla ricerca di un cantuccio, come l’uccello che voglia fare il
suo nido. Mi sono appollaiato sopra certi tronchi d’arancio in
una masserie squallida e abbandonata, sprofondandomi nelle mie
fantasie. Così sono rimasto, continuando a meditare il piano
della mia Nausicaa, come riassunto drammatico dell’Odissea… E’
ritornato poi il Kniep, tutto allegro e contento, con due
sterminati fogli disegnati con la più grande precisione, a
ricordo perenne di una incantevole giornata. Non è da
dimenticare che abbiamo goduto la vista di questa splendida
spiaggia sotto il cielo più puro, dall’alto di un balconcino,
fra rose che occhieggiavano e usignoli che cantavano. Ci
assicurano che qui cantano sei mesi l’anno, gli usignoli”. |
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Johann Wolfgang Goethe
(1787)
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“La visita di Taormina ci mandò in estasi.
Alla nostra sinistra, chiudendo l’orizzonte, s’innalzava l’Etna:
Quella colonna del cielo, come la chiamava Pindaro, stagliava la
sua massa violetta in un’atmosfera rossastra, perché tutta
attraversata dai raggi nascenti del sole. In secondo piano, due
montagne fulve che si sarebbero dette ricoperte da un’immensa
pelle di leone. Dopo aver apprezzato ben bene quello spettacolo
così grande, magnifico e splendido (tanto che Kadin,
impressionato e stupito da tanto splendore, non pensò nemmeno di
farne uno schizzo), volgemmo la prua verso Est”. |
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Alexandre
Dumas (1834)
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"Che sogno, Taormina!... La luna piena, il
profumo degli aranci, la cima innevata dell'Etna ed il vino
rosso che ha dentro il sole di Sicilia ed il fuoco del
vulcano... Johannes Brahms è pazzo di entusiasmo!..." |
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Teodor Billroth (1878)
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“Se un uomo non avesse che un solo giorno da
passare in Sicilia e domandasse cosa vedere, io gli risponderei
senza esitare: Taormina. Non è che un quadro, questo paesino, ma
un quadro in cui si trova tutto ciò che sembra fatto sulla Terra
per sedurre gli occhi, lo spirito, l’immaginazione. Ammirevole,
stupendamente perfetta, la costruzione del teatro greco. Dove
sono mai i popoli che saprebbero fare, oggi, cose simili? Dove
sono gli uomini capaci di costruire, per il piacere delle folle,
opere come queste? Quegli uomini, quelli di una volta, avevano
anima e occhi diversi dai nostri. Nelle loro vene, con il
sangue, scorreva qualcosa che oggi sembra del tutto scomparso:
l’amore ed il culto per la bellezza”. |
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Guy
de Maupassant (1885)
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“Al ritorno, non mi restava che vedere
Taormina, che è a mezza via fra Messina e Catania. Ma non si
spaventino i lettori: non avranno ancora da subire la
descrizione di quel famosissimo teatro greco, in cui la scena è
meglio conservata di tutti i teatri antichi, e che è per se
stesso il più meraviglioso belvedere d’Italia. Tutti ne avranno
letto qualche cenno descrittivo in occasione del recente viaggio
che fecero in Sicilia i sovrani di Germania, i quali
manifestarono per Taormina una vera predilezione. E poi, che è
mai il teatro dell’arte in confronto a quello della natura?
Quello che si vede dalla sommità della gradinata e
proprio dal punto che prospetta il mezzo della scena, è uno
spettacolo di cui non ha l’eguale né Napoli né Rio de Janeiro né
Costantinopoli. Sotto, la piccola città ridente, che si stende
ad arco fra i mandorli, gli aranci, i cactus, i pini; a tergo
della città, un semicerchio di monti che slanciano al cielo i
vertici rocciosi coronati di castelli e villaggi; più in là
l’Etna enorme, col capo bianco tinto di rosa, che sovrasta il
mar Jonio, e par che s’avanzi per immergervi il fianco; a destra
e a sinistra quasi tutta la costa orientale della Sicilia, una
successione infinita di curve, che sembra la ripetizione ritmica
d’un pensiero gentile, dietro al quale il vostri sguardo va da
un lato fino a Siracusa, dall’altro fino a Messina; e questa
doppia immensa fuga di seni, di promontori, di boschi, di paesi,
di giardini ride sopra la bellezza d‘un mare e sotto la bellezza
d’un cielo di cui non può dare idea la parole umana.
Chi può meravigliarsi che davanti a tale
spettacolo l’Imperatore di Germania abbia lasciato cadere a
terra un diamante senza avvedersene? Questo mi disse quello
stesso custode che trovò il diamante fra i ruderi vicini alla
porta e che lo riportò alla Augusta Signora. Ed egli stesso mi
riferì con alterezza di cittadino taorminese un motto che aveva
udito il giorno innanzi da una bizzarra signora straniera
incantata dal panorama: motto ch’io metto qui come suggello al
mio povero tentativo di descrizione: ‘Credo poco all’inferno; ma
credo al paradiso, perché l’ho visto: è questo’. Sono proprio
queste le parole che meglio descrivono il luogo d’incanto che è
Taormina”. |
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Edmondo De Amicis
(1905)
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“Taormina non è soltanto un luogo d’incanto,
creato da Madre natura per deliziare gli uomini: è anche uno dei
più affascinanti musei all’aperto del mondo, creato dagli uomini
per esaltare le grandi civiltà del passato, e nel quale ci si
sente come se si fosse vissuto per un migliaio di anni”. |
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David Herbert Lawrence (1920)
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“Quando prendemmo in affitto la casa
di via Fontana vecchia, era primavera, aprile, e la valle era
una distesa alta di grano, verde come le lucertole che correvano
fra i suoi steli. La primavera siciliana comincia a gennaio, e
si raccoglie in un bouquet degno di una regina, nel giardino di
un mago dove tutto è sbocciato: la menta spunta sulle rive dei
ruscelli, gli alberi morti si incoronano di rose selvatiche,
persino il brutale cactus produce teneri germogli. L’aprile,
scrive Eliot, è il mese più crudele: ma non qui. A Taormina è
luminoso come le nevi sulla sommità dell’Etna. I bambini si
arrampicano lungo i pendii della montagna e riempiono sacchi di
petali di fiori per la festa di un santo, e i pescatori, che
passano coi cesti di pesce color perla, hanno un geranio dietro
l’orecchio. Maggio, e la primavera è al crepuscolo: il sole si
fa più grande; si ricorda che l’Africa è a sole ottanta miglia
di distanza. A giugno il grano era pronto per la mietitura.
Ascoltammo con una certa malinconia il fruscio delle falci
all’opera nei campi color dell’oro” |
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Truman
Capote (1951)
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“Nel lasciare le tragiche
visioni dell’Etna, i giardini di Taormina ci appaiono ancora più
ridenti. E la strada, dai cui tornanti si sale alla città
appollaiata 200 metri sul livello del mare, ci appare come un
viale in festa fra i terrazzi fioriti. Molti scrittori hanno
celebrato il paesaggio di Taormina. Molti pittori hanno prodotto
e divulgato la città ed il suo teatro e ci sembra perfettamente
inutile descriverli ancora. La ubicazione di Taormina e il
paesaggio che domina sono di una tale concreta bellezza che, si
osa dire, nessuno può resistervi. Dona un reale godimento
psichico. Non saprei immaginare uno spettacolo che colmasse più
in fretta e più a fondo tutto ciò che può desiderare lo sguardo
umano”. |
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Gabriel Faure (1951)
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“Allorquando, agli inizi di dicembre, sentii
parlare a Taormina dei preparativi per il Natale, mi parve di
sognare. Incredibile! Sotto quel sole radioso, davanti a quel
mare scintillante, si era già nel mese di Natale. C’erano sì,
all’orizzonte, le nevi dell’Etna, ma sembravano esserci solo per
la bellezza del paesaggio: esse non avrebbero saputo convincersi
che si era in inverno. Le pianure fiorite, anche se dominate da
quelle nevi, gli aranceti colmi di frutti facevano pensare
piuttosto a Pasqua che a Natale…”. |
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Roger
Peyrefitte (1952)
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Taormina fu conosciuta sin dall’antichità come
uno dei più incantevoli belvedere del mondo. Dai suoi
meravigliosi giardini e dal teatro greco-romano, uno dei meglio
conservati che esistano, l’occhio si spinge sul mar Jonio, sullo
stretto di Messina, e corre dai monti della Calabria alla cima
nevosa e fumante dell’Etna. |
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Daniel Simon (1956)
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Sulla base
delle mie precedenti esperienze di viaggio per tutta l’Europa,
posso affermare che Taormina è il luogo più bello e paradisiaco
che abbia visto. La natura, laggiù, è stata più che generosa,
avendole donato le più belle rocce a picco sul mare che la
cingono in un modo tanto romantico…
“Vedi Napoli e poi muori”, si dice. “Vieni a
Taormina per essere forte e felice nel corpo e nello spirito”,
raccomando io. Taormina non ha bisogno di una fontana di Trevi,
dove gettare una monetina per augurarsi di tornare: una volta
che si è stati là, ci si ritorna inevitabilmente. |
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Sveden Bahnsen (1957)
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“La costa
che scende a sul di Messina è famosa per i paesaggi, e culmina
con Taormina, sospesa sul mare in altura. E su Taormina non vi è
molto da dire. Non è possibile descrivere luoghi già celebri,
che sembrano costituire una straordinaria riuscita della natura
come il genio fra gli uomini. Si hanno giorni, a Taormina, nei
quali la luce dorata ed il paesaggio senza pecche infondono
anche a chi guarda un orgoglioso sentimento di sublimazione; è
difficile, in questo paesaggio così classico e così assoluto,
non concedere nulla alla illusione di sentire anche se stessi
come rari e preziosi. Ma, come ho già detto, non si descrivono i
luoghi troppo eccezionali, in cui la fantasia non trova nessun
motivo di scontento, nessuna dissonanza, nulla da aggiungere di
suo. Quanto più belli sono nella realtà, tanto più nella
descrizione rifiutano ogni impressione soggettiva e finiscono
con l’imprigionarci nei più vieti luoghi comuni”. |
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Guido Piovene (1957)
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“Taormina è
uno dei luoghi più belli del mondo, e non bastano a guastarla né
la celebrità, né i grandi alberghi, né i turisti, né i
night-club, né i letterati, né il dubbio mondo internazionale
che vi si aduna e che diventa tanto più volgare in quella natura
così austera e arcana, né le povere e famose follie dei suoi
bizzarri ospiti”. |
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Carlo Levi (1958)
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Mi sono levato
alle quattro e mezza per mettermi di nuovo al balcone a
contemplare, seguendola di attimo in attimo, l’alba sopra
l’antico teatro ed il suo lento diffondere chiaro in cielo, sul
mare e sulla campagna, fino all’Etna incappucciato di neve.
Mentre guardavo le case di Taormina, strette a
grappoli entro il semicerchio delle sue colline, lo spettacolo
mi ha ricordato qualcosa, ma in modo vago, imprecisabile al
momento. Dopo un certo sforzo per conquistarne la coscienza, ho
riconosciuto che il ricordo mi riportava al Mantenga del Cristo
nell’orto della National Gallery di Londra o della Sacra
conversazione della raccolta Gardner di Boston.
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Bernhard Berenson (1958)
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Per quelli di noi che, avendo visitato
Taormina una volta, sentono il bisogno imperioso di tornare,
essa è qualche cosa di più di un centro di vacanze perfettamente
attrezzato e di una località di incomparabile bellezza, cullata
nelle sue scogliere fra l’azzurro del mare e quello ancora più
intenso del mare. Taormina è una disposizione d’animo, un modo
di vita… C’è nel luogo, anche se profondamente nascosto, un
presagio di immortalità. |
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Val Gielgud (1963)
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Quanti sono coloro che, a tuffo nel sole dalla
nebbia, sono venuti qui da paesi lontani per un breve soggiorno
e vi sono rimasti per anni? Qui, rispondono ancora tanti
stranieri, abbiamo scoperto qualcosa di diverso, di non trovato
altrove: qualcosa che fa spegnere l’ansia, allentare i freni
inibitori, sciogliere gli affanni, indurre ad una fuga nella
spensieratezza, o alla immersione in una consapevolezza più
vera, nelle speranze mai sperate; qualcosa capace di far
dimenticare che (ahimè!) a cinquanta chilometri a sinistra e
altrettanti a destra ci sono Messina e Catania, il mondo,
l’altro mondo, dove stridono le sirene, pronte a cancellare
tutto questo. |
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Luciano Luisi (1988) |
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tratto da: Album
Taormina di Gaetano Saglimbeni
(Flaccovio Editore - Palermo, 2001)
per gentile concessione dell'autore
www.gaetanosaglimbenitaormina.it
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