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Come è nato il turismo a Taormina
La sfida-scommessa di un testardo pittore tedesco

 
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 Come è nato il turismo a Taormina
La sfida-scommessa di un testardo pittore tedesco

di Gaetano Saglimbeni
per gentile concessione
dell'autore

 Un lembo di paradiso sulla Terra” apparve Taormina, più di due secoli fa, al più illustre dei suoi visitatori, Johann Wolfgang Goethe. I pastorelli, che tanto sarebbero piaciuti al barone-fotografo Wilhelm Gloeden, pascolavano gli armenti sui costoni dell’antico castello saraceno, mentre il tramonto accendeva di rosso-fuoco i mattoni del teatro greco, in cima al quale Ottone Geleng avrebbe dipinto i suoi quadri famosi. Sotto, lo scoglio dell’Isola bella inverdiva, silenzioso e pittoresco, nella baia che, un secolo dopo, avrebbe accolto la “reggia galleggiante” del Kaiser.

Un poeta tedesco (Goethe), un barone-fotografo tedesco (Gloeden), un pittore tedesco (Geleng), un imperatore tedesco (Guglielmo II): è legata ai tedeschi la fortuna turistica di Taormina. Goethe la scoprì nel 1787, dedicandole una pagina esaltante nel suo famosissimo Viaggio in Italia (“Mai il pubblico di un teatro ha avuto innanzi a sé uno spettacolo simile”, scrisse dopo avere ammirato dalla sommità della cavea del teatro antico il fumigante Etna ammantato di neve e l’incantevole baia della prima colonia greca in Sicilia, Naxos); Wilhelm von Gloeden diffuse in tutto il mondo le fotografie dei suoi paesaggi (e, soprattutto, i nudi dei ragazzi locali agghindati con corone di lauro, che facevano impazzire i raffinati salotti del dandy Oscar Wilde a Londra e dei Krupp a Berlino); l’imperatore Guglielmo II richiamò sul pittoresco “rifugio” siciliano l’interesse di teste coronate, nobildonne, uomini dell’alta finanza; ed il pittore Geleng si ascrisse il merito di aver tenuto personalmente a battesimo l’industria alberghiera di Taormina.

C’è un grande albergo (non è il famoso San Domenico, come molti credono e qualcuno ha scritto) che ricorda quella cerimonia ufficiale. E’ il Timeo, incastonato in un suggestivo parco alle pendici del teatro greco. Quando Geleng tracciò col pennello sulla facciata all’ingresso la scritta “Hotel Timeo”, era soltanto una vecchia casa padronale, rimasta poi nucleo centrale dell’albergo (vi si respira ancora oggi una certa aria gattopardiana).

Ottone Geleng, aitante giovanotto dai capelli rossicci, quinto dei dieci figli di un industriale prussiano, pittore alle prime armi, capitò a Taormina, poco più che ventenne, nel 1863. Era inverno (fine di gennaio-primi di febbraio), c’erano la neve sull’Etna ed il mandorlo in fiore, sullo sfondo di un cielo terso ed un mare azzurrissimo: l’ambiente ideale per pittori in cerca di ispirazione. Geleng vi si tuffò con passione, con l’entusiasmo di chi credeva davvero di avere scoperto un mondo nuovo, assolutamente impensabile, e di poter fare partecipi altri (attraverso i quadri) di quelle sue straordinarie emozioni.

Qualche mese dopo, le sue tele erano a Parigi, con i colori vivaci e festosi di un inverno a Taormina. “Sì, c’è una bella personalità di artista in questo giovanotto, e soprattutto una fantasia assai sbrigliata”, osservarono i critici francesi, per i quali certi accostamenti (il mare e la neve, la neve ed il mandorlo in fiore) erano decisamente fuori dalla realtà. Il prussiano Geleng lanciò la sfida: “Venite giù, a Taormina, il prossimo inverno: se non trovate quel che vedete adesso in questi quadri, pago io il soggiorno per tutti”.

Quelli, manco a dirlo, accettarono. Ma dove ospitarli, se a Taormina non esisteva nemmeno l’idea di un albergo? Geleng non si perse d’animo. Tornato in gran fretta in Sicilia, convinse il proprietario della vecchia casa padronale sulle pendici del teatro greco, Francesco La Floresta (don Ciccino, per gli amici), a mettere alcune camere a disposizione degli ospiti.

Ma quanta fatica, per strappargli quel “sì”: non voleva proprio saperne, il vecchio don Ciccino, di prendere in casa gente estranea, per giunta straniera. Agli alberghi, a quella che sarebbe diventata la grande e assai redditizia industria del turismo, prima fonte economica per Taormina, nessuno dei taorminesi pensava allora, né lui né altri.

La spuntò, alla fine, il cocciuto giovanotto prussiano. Fu lo stesso Geleng, tavolozza e pennelli alla mano, a dipingere l’insegna sulla facciata all’ingresso, Hotel Timeo (dal nome di un famoso storico dell’antichità, figlio del mitico fondatore di Taormina); ed i critici francesi, quando arrivarono, pensarono davvero di trovarsi in un albergo.

E’ nata così, per la sfida-scommessa di un appassionato e testardo pittore tedesco, l’industria alberghiera di Taormina. Era l’inverno (fine gennaio-primi di febbraio) del 1864.


Album Taormina  di Gaetano Saglimbeni
(Flaccovio Editore - Palermo, 2001) - euro 19,62

www.gaetanosaglimbenitaormina.it

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 

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