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Taormina, una
terrazza
sospesa nell’azzurro |
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di Gaetano Saglimbeni
per gentile concessione |
Se un uomo non avesse che un
solo giorno da passare in Sicilia e domandasse cosa vedere, gli
risponderei senza esitare: Taormina”, scriveva il francese Guy
de Maupassant più di un secolo fa. “Non è che un quadro, questo
paesino, ma un quadro in cui si trova tutto ciò che sembra fatto
sulla Terra per sedurre gli occhi, lo spirito, l’immaginazione”.
E’ una terrazza sospesa nell’azzurro, questo paesino,
abbarbicato ai costoni del monte Tauro. Ebbero buon fiuto i
Greci, che quassù edificarono l’acropoli (205 metri sopra il
livello del mare), e un teatro che, per scenario naturale, è più
incantevole dello stesso modello di Epidauro in Grecia: sullo
sfondo la baia di Naxos, prima colonia greca in Sicilia, che la
sera si ingemma di mille luci, e l’Etna ammantato di neve per
cinque mesi dell’anno, le cui eruzioni offrono spesso agli
spettatori fuori-programma di grande suggestione e
spettacolarità.
Il mare e la neve, la neve e il mandarlo in fiore, sullo sfondo
di un cielo terso e di un mare azzurrissimo. Il pittore ventenne
Ottone Geleng, figlio di un industriale tedesco, fissò nelle sue
tele questo straordinario paesaggio dalla cavea del teatro
antico, nel gennaio del 1863, e fu la fortuna di Taormina.
Qualche mese dopo, quei quadri erano a Parigi, con i colori
vivaci e festosi di un inverno in Sicilia.
“Sì, c’è una bella personalità di artista in questo giovanotto,
e soprattutto una fantasia assai sbrigliata”, osservarono i
critici francesi, per i quali certi accostamenti (il mare e la
neve, la neve ed il mandorlo in fiore) erano decisamente fuori
dalla realtà. Il tedesco Geleng lanciò la sfida: “Venite giù, a
Taormina, il prossimo inverno: se non trovate quel che vedete
adesso in questi quadri, pago io il soggiorno per tutti”.
Quelli, manco a dirlo, accettarono. Ma dove ospitarli, se a
Taormina non esisteva nemmeno l’idea di un albergo? Geleng non
si perse d’animo. Tornato in gran fretta in Sicilia, convinse il
proprietario di una vecchia casa padronale sulle pendici del
teatro greco a mettere alcune camere a disposizione degli
ospiti. Provvide lui stesso, tavolozza e pennelli alla mano, a
dipingere l’insegna sulla facciata all’ingresso, Hotel Timeo
(dal nome di un famoso storico dell’antichità, figlio del mitico
fondatore di Taormina); ed i critici francesi, quando
arrivarono, pensarono davvero di trovarsi in un albergo. E’ nata
così, per l’iniziativa di un appassionato e testardo pittore
tedesco, l’industria alberghiera di Taormina. Era l’inverno del
1864.
E’ nata d’inverno, la Taormina turistica, e come stazione
turisica invernale si è affermata per quasi un secolo. C’è stata
poi una inversione di tendenza e adesso il boom è d’estate, con
punte elevate anche in primavera e autunno. E’ la lunga estate
di Taormina, la più lunga d’Europa, con le spiagge piene da
marzo a ottobre.
Ma Taormina va goduta d’inverno: quando l’aria lieve, tersa,
trasparente, avvicina incredibilmente l’Etna al mare; quando è
più verde il verde dei giardini, più intenso il colore dei
fiori, delle cascate di buganvillee sui muri delle vecchie case,
dei gerani in vaso che fanno bella mostra sui balconi del corso
Umberto (il grande “salotto” di Taormina), al davanzale di ogni
finestra.
La baia dell’Isola bella è ancora quella di Goethe, che qui
arrivò nel maggio del 1787, settantasette anni prima di Geleng.
Le coppie in cerca di solitudine la preferiscono alle più
sofisticate spiagge di Mazzarò e Spisone. Sfrecciano i
motoscafi, al largo. Ma i turisti preferiscono ancora le vecchie
barche odorose di alghe e di pece. Si va in gita alla Grotta
azzurra, alle rocce del Capo, al lido di Naxos. L’oscurità
sorprende gli innamorati ancora sugli scogli, mentre le prime
lampare cominciano a punteggiare lo specchio di mare da capo
Spisone a Giardini e fino agli scogli dei Ciclopi ad Acitrezza.
Allora si alzano e, tenendosi per mano, rifanno a piedi la
strada che li riporterà su in albergo.
Le strade di Taormina, la notte, profumano di glicini, e le
buganvillee che coprono i muri delle vecchie case, sotto i
riflessi dei lampioni, sembrano cascate di perle.
Album Taormina di Gaetano Saglimbeni
(Flaccovio Editore - Palermo, 2001) - euro 19,62 |
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www.gaetanosaglimbenitaormina.it |
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