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Il periodo greco
Nell’VIII secolo a. C. la costa della Sicilia è dominata
dai Siculi ed è questo il motivo per cui i naviganti greci
evitavano l’approdo, sembra tuttavia che un navigante
ateniese Theokles, naufragato sulle coste orientali, ne
constata il clima favorevole e la fertilità della terra.
Rientrato in Atene,preparò una spedizione di Dori, Joni,
Calcidesi e ritornò nell'isola, come racconta una
ricostruzione storica di Eforo; altre fonti riferiscono
altre motivazioni,come la decisione dei greci che,impediti
ad espandersi verso i potenti imperi dell'Asia Minore,
furono obbligati a cercare l’espansione coloniale in
Sicilia prima e poi in Italia meridionale.
Questo primo insediamento proveniente dall'isola di Naxos
dell'Egeo, dà origine alla prima colonia:Naxos.
Monte Tauro è il nome che viene dato alla rocciosa altura
che sovrasta la pianura, trovandola simile a quelle dei
monti del Tauro dell'Asia Minore, ed è su questa naturale
roccaforte che si ritirano i Siculi, che abitavano in
quella pianura.
Mentre la colonizzazione greca in un primo tempo era
contenuta entro certe zone del litorale, con l’avvento di
Dionisio il Vecchio (432-367 a. C.), tiranno
di Siracusa, fu spinta in tutta la Sicilia. Le mire
espansionistiche portarono Dionisio a combattere con i
Siculi e con i Cartaginesi, che occupavano la Sicilia
occidentale, ed è egli stesso a perpetrare il primo serio
attacco al Monte Tauro.
Le truppe di Dionisio, durante una spedizione verso
Messina ed ancora oltre verso le coste calabresi, si
trovano sbarrato l’accesso allo stretto dai Siculi
insediati sul Monte.
Non ottenendo pacificamente il possesso della roccaforte,
il tiranno cercò di occuparla con la forza.
Assediò Naxos, con la complicità di un traditore, e spazzò
via 332 anni di sviluppo pacifico di
agricoltura,pastorizia e commercio; tutto fu incendiato e
distrutto.
Dopo la conquista di Naxos, Dionisio cinse d'assedio il
Monte. In una notte senza luna, imperversando una tormenta
di neve e di vento, le sue truppe, inerpicandosi per i
dirupi del Monte, riuscirono ad impossessarsi della zona
del monte dove sorge l’attuale Teatro greco, mai Siculi,
destati dalle grida di allarme delle vedette, accorsero in
massa e riuscirono a ricacciare giù i Siracusani,
costringendo il tiranno a rinunciare all’assedio e a
tornare a Siracusa. Tuttavia, in forza di un trattato
stipulato con i Cartaginesi qualche tempo dopo,
esattamente nel 392 a.C., potè ottenere lo stesso il
possesso del Monte,ed è Andromaco, padre del famoso
storico Timeo, che assume il governo della città, ed è
ritenuto il fondatore di Tauromenium.
La città, posta su un’altura a 205 m. s.l.m, era di fatto
una località inespugnabile, in virtù della natura
orografica del suo territorio:tre lati di essa erano
costituiti da burroni e precipitavano direttamente a mare.
Nonostante ciò, i Tauromeniti,aggiunsero muri poderosi sul
lato nord e sul lato sud, seguendo il sistema difensivo
ellenico, che prevedeva una triplice cortina di muri e due
soli punti di accesso alla città. Ancora oggi i muri sono
visibili ed esistono le antiche porte della città.
Nel periodo di maggiore splendore, la popolazione di
Tauromenium contò 12 mila abitanti.
La lingua dominante fu il dialetto dorico. Il primo
ordinamento della polis fu elaborato da Andromaco e venne
inciso su tavole di marmo. Quattordici di queste tavole
sono tuttora custodite nel piccolo Museo del Teatro
antico. Per l’elezione dei magistrati il popolo si riuniva
nell’agorà, situata nell'attuale Piazza Badia ( largo S.
Caterina).
Tauromenium, dovendosi difendere dalle pericolose
incursioni dei Mamertini, affidò il comando militare ad un
patriota ellenico di nome Tindarione per la durata di
dieci anni. I Mamertini, nel 288 a.C., dopo avere
conquistato Messina si spinsero fin sotto le mura della
polis di Tauromenium, ma Tindarione riuscì a difenderla e
a salvarla. Preoccupato per il pericolo di nuove
incursioni di Mamertini e soprattutto per i propositi
ostili dei Siracusani, nel 278 Tindarione chiese aiuto a
Pirro, re dell'Epiro, quest’ultimo raggiunse Tauromenium,
accolto con entusiasmo dallo stesso Tindarione, ma non
riuscì nell'impresa, e Agatocle, tiranno di Siracusa,
porta a compimento il progetto di assoggettare la città.
Timèo, figlio di Andromaco, fondatore di Tauromenium, che
era un oppositore del tiranno, fu esiliato ad Atene, dove
morì nel 261 a.C., alla età di 90 anni.
Gerone II.che succede ad Agatocle riconobbe ai Tauromeniti
l’autonomia, ma li assoggettò al pagamento della decima:
all'obbligo, cioè, di versare la decima parte della
ricchezza prodotta durante l'anno. Questo fu per la polis,
comunque, un periodo di splendore e di benessere
economico. I Tauromeniti si poterono dedicare alla
costruzione del Teatro, delle Naumachie e degli
acquedotti.
Nasce in questa epoca lo spettro dei Cartaginesi, che
dalla Sicilia occidentale cercavano di espandersi nella
parte orientale occupata dalle colonie greco-siciliote, ed
un più grave pericolo non solo per Tauromenium, ma per
tutta la Sicilia: i Romani.
Nel 264 a.C., i Romani chiamati in aiuto dai Mamertini
arrivarono in Sicilia, e raggiunsero Siracusa che, alla
morte di Gerone II, aveva cessato la politica di alleanza
con Roma; la città venne attaccata e rasa al suolo per
opera dell'esercito romano, guidato dal Console Marco
Claudio Marcello. La popolazione fu massacrata e trovò la
morte anche il grande Archimede.
Il periodo romano
Tauromenium, per evitare di essere distrutta e
saccheggiata come Siracusa, avviò una politica di amicizia
verso Roma e, nel 212 a.C., si sottomise ad essa. Cessava
con questo atto il periodo di massimo splendore della
civiltà greca in Sicilia.
Cesare Ottaviano fece di Taormina una colonia romana,forse
possiamo datare in questa epoca un’inizio di turismo,
infatti molti consoli che si ritiravano dalla vita
pubblica la sceglievano come luogo di riposo attratti
dalla bellezza e dal clima mite. Sorgono così alcune
lussuose ville nei luoghi più ameni o vicino al mare per
residenze stabili; i Pisones danno il nome alla attuale
località Spisone; la via Jalia Bassia prende il nome da
una matrona; dalla villa costruita dai Fabi trae origine
la contrada Mufabi.
Tauromenium fu la prima civitaslibera et foederatatra le
52 città dell’isola, e perciò esentata da qualsiasi
tributo verso Roma, ai Tauromeniti fu riconosciutala
cittadinanza romana. La città godette, fino al 133 a.C. di
un periodo di pace durante il quale fu ristrutturato il
Teatro greco, costruito da Gerone II, che da allora prende
il nome di Teatro greco-romano; furono costruiti nuovi
monumenti e fu dato un impulso allo sviluppo urbanistico.
La cacciata definitiva dei Cartaginesi dall'isola fu
merito dei Romani, ma la Sicilia e Tauromenium non
diventarono mai latine. Tauromenium conservò la lingua
grecafino alla nascita del volgare nel periodo dei
Normanni e degli Svevi.
La storia dell'impero romano abbraccia cinque secoli, dal
31 a.C. al 476 d.C.; le vicende di Roma coinvolgono
inesorabilmente anche levicende dell’isola e di
Tauromenium.
Si arrivò a un tale impoverimento che gli agricoltori,
esasperati dalle imposizioni sempre più esose di Roma, si
ribellarono. Le rivolte segnarono un risveglio dei
sentimenti di indipendenza e il processo di infiltrazione
dei confini da parte degli arabi.
Il periodo cristiano
Nel 476 d.C. cadde il potente impero romano, da tempo in
progressiva degenerazione; tre furono le cause principali
del crollo: il processo di infiltrazione dei barbari; le
pressioni
ai confini e le successive infiltrazioni nel territorio
sia di potenti tribù nordeuropee che degli Arabi; il
sorgere e il propagandarsi della dottrina Cristiana.
I Romani reagirono con determinazione, perseguitando
spietatamente i cristiani, ma nonostante ciò, la forza
della fede e della nuova religione presto arrivò anche a
Tauromenium.
Pancrazio da Antiochia,ordinato Vescovo da Pietro Apostolo
fu inviato a Tauromenium con la missione di evangelizzare
i siciliani. Arrivò nell'anno 40 d.C., quando era
imperatore Caligola, ed esercitò l'apostolato per 60 anni,
fino all'anno 100 d.C., quando fu trafitto e lapidato dai
Gentili. Per il martirio
subito fu glorificato e da allora ai giorni nostri è il
protettore della città.
Tauromenium fu sede vescovile fino al 1082, finché questa
non venne abolita dal Conte Ruggero d'Altavilla, primo
conquistatore normanno della Sicilia.
Gli Arabi
Caduto l'impero romano d'Occidente (V secolo d.C.),
iniziarono le incursioni sulle coste meridionali della
Sicilia da parte degli Arabi, che incitavano alla guerra
santa contro gli infedeli cristiani. Nell'827 oltre 10
mila uomini sbarcarono a Mazara e completarono l'invasione
con la conquista di Tauromenium nel 902.La città
resistette a lungo agli attacchi, finché, il 1° Agosto del
902, l'emiro Ibrahim Ibn Ahmed non riuscì ad entrare da
Porta Cuseni, poi detta Porta dei Saraceni, proprio a
ricordo dell'invasione. La città fu saccheggiata e
distrutta. Donne, vecchi e bambini, ovunque fossero
trovati, anche dentro le chiese, furono trucidati.
Monumenti e chiese furono abbattuti. Il vescovo di
Tauromenium, Procopio, fuggiasco con un gruppo di
tauromeniti, fu riconosciuto e catturato. Ibrahim ordinò
di spaccargli il petto ed estrargli il cuore che poi
mangiò in pubblico (il martirio di S. Procopio è ricordato
in un affresco nella chiesa di San Pancrazio).I superstiti
vennero venduti come schiavi e le ragazze in parte furono
acquistate dal califfo Al-Mansur per popolare gli harem di
Bagdad ed in parte furono mandate nei paesi dello Jemen
come fattrici allo scopo di incrociare la razza araba con
quella mediterranea.
Secondo una leggenda, anche il firmamento pianse la
spaventosa strage di Tauromenium: nella notte del 10
Agosto del 902, il cielo si illuminò, per una intera
notte, per una copiosa pioggia di meteoriti.
I Cristiani ricostruirono la città chiamandola Tauromenium
la nuova, ma nel 962 i musulmani, dopo7 mesi di assedio,
la riconquistarono e la saccheggiarono ancora una volta;il
califfo Al Moez la ribattezza Almoezia e così si chiamerà
per i due secoli e mezzo di dominazione Araba.
Tauromenium/Almoezia trovò giovamento anche dalla saggia
amministrazione Araba, e dalle innovazioni che gli
invasori introdussero nell'agricoltura (produzione del
miele, del gelso, dell'arancio e del limone), nelle
tecniche per la captazione della acque e nei sistemi
d'irrigazione. Migliorarono le condizioni culturali della
popolazione con la diffusione della filosofia classica,
degli studi della medicina, della chimica e della
matematica.
Sotto la dominazione Araba fu adottato un sistema di
riscossione dei tributi più ordinato e meno vessatorio, fu
favorita la formazione della piccola proprietà, fu
alleggerita la condizione degli schiavi.
I Normanni
Nel 1078 il normanno Ruggero D’Altavilla, figlio più
giovane di Tancredi a cui lo stato pontificio aveva
affidato l’offensiva contro gli Arabi, espugnò Almoezia e
la città riprese il nome di Tauromenium.
Nel 1087 i Normanni occuparono l'intera isola e si avvia
con essi una nuova era di prosperità.
Con spirito di tolleranza, non scacciarono gli arabi
dall'isola ma vi assegnarono terre con il privilegio
dell'immunità perpetua agli ordini
monastici di obbedienza greca e ai vescovadi cattolici.
Riaprirono gli edifici destinati al culto cristiano, e fù
istituito il primo parlamento d’Europa, con sede al
Palazzo Corvaja.
La lingua ufficiale preesistente si trasformò e la parlata
comune si arricchì di nuove acquisizioni lessicali,
sintattiche e fonetiche. Nacque così la cosiddetta lingua
volgare. La dinastia normanna si esaurì negli ultimi
decenni del secolo XII.
Dopo i Normanni, la Sicilia fu dominata dagli Svevi, e
Federico II (l194-1250) fu uno dei protagonisti più
illuminati della storia della sua epoca. Durante il suo
regno, Taormina godette di un periodo di prosperità mai
avuta in altri tempi. Il dominio svevo, tuttavia, non durò
per molto tempo, anche per la netta ostilità del papato.
Angioini e Aragonesi
Nel 1266 il papa francese Clemente IV incoronò re di
Sicilia Carlo d’Angiò. Taormina, Catania, Caltanissetta,
Agrigento e ad altre città rifiutarono l’incoronazione e
si schierarono a favore di Corradino di Svevia, ma per la
sua inesperienza il giovanissimo Re venne sconfitto e
decapitato. Successivamente l'esercito di Carlo D'Angiò,
composto da avventurieri assetati di bottino e di terre,
occupò la Sicilia. Iniziò, così quella che molti hanno
definito la mala signoria degli Angioini.
Gli abitanti furono sottoposti a nuove tasse e perfino
alle cosiddette collette regie. Gli usi civici subirono
drastiche restrizioni. Il malessere provocato dalle
vessazioni francesi sfociò, il lunedì di Pasqua del 31
Marzo 1282, nella ribellione che passò alla storia come
Vespri Siciliani. La rivolta, iniziata a Palermo, si
estese subito in molte città della Sicilia. Investì, con
la sua carica indipendentista, anche Taormina, ove i frati
francesi furono costretti a fuggire dai monasteri.Dalla
rivolta dei Siciliani la parte peninsulare, con a capo
Napoli, rimase sottoil dominio degli Angioini, mentre
l’isola passò sotto quello degli Aragonesi.Nel 1302l'isola
venne concessa a Federico III d'Aragona, ma col divieto di
fregiarsi del titolo di Re di Sicilia.
Dopo 90 anni di guerra tra Angioini e Aragonesi, nel 1372
si raggiunse la pace:l'isola rimase alla Casa d'Aragona e
al sovrano fu finalmente riconosciuto il titolo di Re di
Sicilia.
Nel 1395 fu incoronato Re di Sicilia Martino il Giovane,
che morì nel 1409 senza eredi legittimi. Il Parlamento
Siciliano si riunì a Taormina, nel Palazzo Corvaja, e
nominò successore il padre, Martino il Grande, che lasciò
l'amministrazione della Sicilia alla nuora, Bianca di
Navarra,sposa in seconde nozze del re morto.
Il definitivo assoggettamento della Sicilia alla Spagna
ebbe un effetto di stabilità e l'isola per lungo tempo non
fu più teatro di guerre. Ma ritornò ad essere vessata con
le tasse.
Savoia e Asburgo
Nel 1713, con la pace di Utrecht, la Sicilia, tolta alla
Spagna, venne assegnata a Vittorio Amedeo II di Savoia,
con titolo e dignità di regno.
Nel Giugno del 1714, durante il suo breve regno Vittorio
Amedeo II visitò Taormina assieme alla moglie, Anna
d'Orleans, restandone affascinato. Durante la dominazione
dei Savoia la Spagna si preparava per riconquistare la
Sicilia. Per impedire l'occupazione spagnola Vittorio
Amedeo II promosse un'alleanza tra Austria, Inghilterra e
Francia. L'Austria accettò d'impegnarsi alla condizione
che, sconfitta la Spagna, la Sicilia fosse passata sotto
il dominio degli Asburgo. Per compensare la perdita della
Sicilia, i Savoia avrebbero avuto in cambio la Sardegna.
Seguì una guerra sanguinosa, che si concluse, nel 1718,
con la sconfitta degli spagnoli. In virtù dell'accordo tra
gli alleati la Sicilia passò agli Asburgo. L'occupazione
austriaca nell'isola durò circa 3 anni. Sono gli anni
degli stravolgimenti politici in tutta l’Europa.
I Borboni
Nel 1734, con la pace di Vienna, la Sicilia tornò agli
Spagnoli, regnante Carlo III di Borbone. Fu così
ricostituita l'unità delle due Sicilie.
In questo periodo l'epidemia di peste colpì Messina nel
1743 ma lasciò indenne Taormina, com'è testimoniato dalle
patenti di sanità di cui i residenti fruiscono. Furono
eseguite importanti opere che interessarono Taormina, tra
le quali la strada Messina-Catania e quella che dal mare
porta in città e che oggi è la via Pirandello.
Nel 1808, Ferdinando di Borbone, re delle due Sicilie,
visitò Taormina e in ricordo di questo evento lo stemma
della casa Borbonica: “un'aquila che nutre due aquilotti”
fu posto sulla parte alta di porta Messina.
Il dominio spagnolo dei Borboni durò fino al 1860, cioè
fino al risorgimento.
Parecchi sono i patrioti taorminesi che dovettero subire
la dura repressione borbonica.
La notte di Natale del 1856 furono arrestati diversi
congiurati, il tribunale di Messina condannò a 18 anni di
carcere Luigi Pellegrino, a 16 Vincenzo Vadalà, a 14
Carmelo Barca, a 2 l'abate don Salvatore Cacciola ed altri.tra
cui don Agostino da Taormina. Quando, nella primavera del
1860, Garibaldi sbarcò a Marsala per liberare la Sicilia,
molti patrioti si posero al suo fianco per scacciare
definitivamente i Borboni. A Taormina si formò un comitato
retto dal capitano Luciano Crisafulli, che si dimostrò
abile stratega. I garibaldini giunsero a Taormina il 3
agosto del 1860, al comando di Nino Bixio, che dormì in
casa del barone Giovanni Platania.
Nell'autunno dello stesso anno la Sicilia venne annessa al
Piemonte e al Regno D'Italia.
Taormina cessò di essere al centro delle vicende politiche
e militari della Sicilia.
Profumata di zagara e di gelsomini, con i suoi stupendi
panorami, con la dolcezza del suo clima, con la sua ricca
storia e i suoi preziosi monumenti, andò a consolidare la
fama di “perla “ dello Ionio trasformandosi in un centro
turistico internazionale, sempre più rinomato e ricercato. |